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Inis Mor

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Giorno 5: Inis Mor.

E' difficile interagire con le docce qui in Irlanda; c'è questo aggeggio che fa un rumore infernale e l'acqua dopotutto arriva ancora con una pressione minima. Per tutta la notte vento e pioggia sono stati così forti che il pezzetto di plastica che alloggia nel foro per la fuoriuscita del vapore acqueo dal bagno ha girato e fatto rumore in continuazione.


Facciamo colazione e poi chiediamo alla signora che mantiene il B&B se giudica buono questo tempo per andare alle isole Aran: ci dice che farà freddo e ci sarà parecchio vento; a noi non è concessa molta scelta per via dei tempi stretti sulla tabella di marcia quindi partiamo lo stesso, dopo esserci accordati per poter passare nuovamente la notte lì.
La nave che ci traghetta alle Aran è comoda: il mare mosso non ci spaventa, anzi ci favorisce il sonno!


Al nostro arrivo veniamo letteralmente "agganciati" da un arzillo nativo che ci offre un giro panoramico di Inis Mor per la modica cifra di 10 euro. Ci accodiamo quindi ad una chiassosa comitiva di anglosassoni dalle provenienze più disparate: alcuni ci spiegano di essere  addirittura arrivati dal Sud Africa per guardare una partita di rugby qui in Irlanda.
Durante il giro panoramico facciamo amicizia, chiacchieriamo e visitiamo assieme ruderi e paesaggi straordinari.

Le isole Aran hanno in tutto e per tutto la conformazione geologica del Burren, con grandi massi megalitici e scogliere. Le case tradizionali hanno ancora il tetto in paglia e mentre ci dirigiamo verso Dun Aengus la nostra guida ci spiega che qui la gente vive di fatto come cinquant'anni fa, dispone di una scuola ed un solo supermercato.


Dun Aengus è un forte preistorico alquanto misterioso: non è ancora chiaro a chi appartenesse nè quale fosse precisamente il suo scopo. Ciò che invece è sotto gli occhi di tutti è che si trova su una altura a strapiombo sull'oceano e che è costantemente battuto da forti raffiche di vento. Quando salgo su questo promontorio faccio quasi fatica a stare in piedi; mi sporgo e vedo i flutti infrangersi incessantemente contro la costa e solo azzurro tutto intorno. Il vento è così forte che anche i lunghi steli d'erba che crescono qui si sono piegati a formare piccoli vortici sul terreno. E' strano, mi dico, effettivamente la spirale ha un significato mistico per gli irlandesi!


Dopo il pranzo continuiamo a piedi il nostro giro sul porto e ci rifugiamo in un pub: al muro è stato appeso un cartello che avvisa i cittadini della sperimentazione sul wireless che verrà attuata fra pochi mesi.
Questo è il primo posto in cui ci accorgiamo che le persone parlano davvero gaelico ed è anche il primo posto in cui decido di infrangere l'idillio di un caffè davvero continentale: ed infatti ordino il caffè e mi arriva la solita brodaglia colorata di nero!


Qualche ora dopo il battello ci riporta sulla terraferma: il mare è ancora gonfio e piove. La ragazza coreana che ha fatto parte della nostra brigata turistica ci scatta una polaroid piccolissima che conservo gelosamente nel mio zaino.


Per la cena decidiamo di andare a Galway: mangio la mia zuppa con la costante preoccupazione che ci ganascino le ruote della macchina, visto che abbiamo parcheggiato in un posto che secondo me...non è un parcheggio! Questa non è l'Italia, qui non si scherza. Mangiamo veloci e già che ci sono faccio anche una mezza scenata a Matteo: l'ultima cosa che davvero vorrei è avere problemi con la macchina che abbiamo noleggiato! Lo costringo a trovare un posto che sia "chiaramente" legale e poi facciamo quattro passi per il centro chiacchierando del più e del meno.


Al nostro ritorno, nel B&B, la cagnolina Penny ci fa un mucchio di feste.
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Foto d'Irlanda

Mura di D˙n AengusCon gioia vi annuncio di aver appena messo online le foto del nostro più recente viaggio in Irlanda.

Le trovate nell'apposita sezione.

Un grazie a papà per aver curato la post–produzioneSmile

Cupla focail

Giorno 3: Cupla focail.

Pazienza, al risveglio combatto con gli strani aggeggi nelle doccie che gli irlandesi usano collocare nelle case in cui per qualche motivo la pressione idrica non sarebbe sufficiente: si tratta di uno strano affare con manopole che regolano potenza del getto e temperatura dell'acqua. Per ogni "stato" della temperatura dell'acqua (fredda, mediamente calda, calda), ci sono una decina di gradazioni intermedie che però non sono mai completamente soddisfacenti e che quindi richiedono un po' di spirito di adattamento. Durante la colazione non posso fare a meno di notare che l'intero B&B è disseminato di biglietti di ringraziamento per l'ottima accoglienza di ospiti che hanno soggiornato lì in passato: gli stessi gestori ci confidano di essere addirittura stati invitati al matrimonio di una coppia di loro ospiti e che non hanno apprezzato particolamente la mole di traffico stradale italiano, che a loro sembra decisamente anormale.


Dopo la colazione lasciamo Ballina e percorriamo una strada costiera che si affaccia su panorami meravigliosi. E' Novembre ma l'Irlanda non ci sta facendo rimpiangere nè con il clima nè con una eventuale assenza di colori i mesi più caldi dell'anno. Ci dispiace constatare che purtroppo in questo periodo dell'anno Ceide Fields sia chiuso ma dopotutto questa natura incontaminata non ci fa desiderare altro che procedere nel nostro viaggio.
Il mio primo caffè lo prendo in un piccolo coffee shop di Bangor: in un modo del tutto inaspettato mi giunge sul tavolo di legno chiaro, probabilmente di betulla, un continentalissimo Nescafè dal gusto più che internazionale che mi fa decisamente sentire a casa.

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Failte

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Come promesso, dopo ELT, ecco la prima parte del resoconto del viaggio in Irlanda: buona lettura!

Giorno 1: Failte.

L' aria qui in Irlanda è limpida e fresca,  sembra quasi che tutto il freddo sia migrato qui.

L' Italia ultimamente è carente di tante cose e negli ultimi tempi non è riuscita a tenersi nemmeno l' inverno: non mi stupisce che il mio ultimo ricordo di Ciampino sia la valigia tagliata di Matteo per controlli o per furto, il volo scandito dalle parole di tre ragazzi gaglioffi che sciorinavano solo luoghi comuni.

Mentre percorro il tragitto che separa l' aereo dall'aeroporto, mi accorgo di essere (forse) finalmente a casa. Qual è la mia casa? Un posto dove la ricchezza delle persone si riflette nella cura per i luoghi, per i propri simili. Quando arriviamo qui dobbiamo sempre fare i conti con le abitudini da riprendere, assopìte, come entrare in macchina dalla parte giusta o non imboccare le strade contromano (!).

Quin è una cittadina piccola e deliziosa, una bomboniera di porcellana fredda che aggrada la vista con la sua cattedrale gotica. Mi mancava questa zuppa di verdure, un piatto così povero eppure così buono! Mentre rubo dal bicchiere di Matteo qualche sorso di birra, il mio primo vero assaggio d' Irlanda, una folla di pensieri invade la mia mente: qui la gente è cordiale, cordialissima.
Era passata a malapena un'ora da quando avevamo fatto il nostro ingresso all' Ardsollus Farm eppure la padrona aveva già chiamato la locanda "Monk's Well" per farci trovare un pasto pronto e caldo e la migliore accoglienza possibile.

La locanda è piccolina ma ascoltare la viva conversazione della gente del luogo vale un fiume di parole che non posso riportare.

Dopo cena ci aggiriamo per il paese deserto, sorvegliati dalle guglie della cattedrale che incontriamo appena fuori dal pub, di notte: oltrepassato il cancello cigolante, un sentiero sterrato ci conduce al piccolo cimitero pieno zeppo di lastre e croci celtiche. Il profilo lungo delle nostre ombre non ci spaventa: questo luogo non incute timore; è pieno di amore e buoni sentimenti dei cari dei defunti, non assomiglia affatto ai nostri condomini cimiteriali dove certo non si sfugge al sovraffollamento.

Ardsollus Farm è un posto meraviglioso: il calore del riscaldamento acceso ad una potenza abbastanza elevata ci avvolge appena entriamo. E' incredibile la quantità di oggettini sparsi per la casa: vasi, porcellane, mobili antichi e tappeti dappertutto. La moquettes spessa e morbida accoglie i miei piedi con una carezza soffice prima della buonanotte.

 

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Irlanda vs Italia / 1

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Una strada statale in IrlandaIl viaggio dei giorni scorsi è stato bello, rilassante, interessante.

In attesa che Juna riproduca digitalmente — a suo buon cuore — il suo resoconto chilometrico scritto durante il viaggio e di cui non ho ancora letto mezza parola, mi piacerebbe intrattenervi con indicative differenze che mi sono parse evidenti tra il nostro paese e l'Irlanda.

La prima differenza che mi ha fatto pensare riguarda il paesaggio che si incontra girando per l'Irlanda (abbiamo fatto più di 2000 km la volta scorsa e oltre 1600 questa). Rispetto all'Italia ci sono alcune ovvie differenze nel territorio, nel tipo di terreno e nel tipo di vegetazione, ma quello che colpisce di più è il tipo di intervento che l'uomo ha compiuto sul territorio, in particolare quello intorno ad una comune strada statale.

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E così si riparte...

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E così mancano meno di 24 ore alla ri–partenza per l'Irlanda (per chi si fosse perso il report della scorsa volta rimando alla nostra sezione Viaggi).

Il nervosismo aumenta pian piano, la mente frulla e rianalizza tutti gli ultimi dettagli, gli ultimi problemi prima di partire.

Sembra tutto organizzato, tutto pronto ma è impossibile scacciare l'amara sensazione di aver dimenticato qualcosa, di non essere mai veramente pronti.

Schiacciato dall'emozione che domani sera sarò in terra straniera, ancora alle prese con la guida a destra ma più che altro con l'esigenza impellente di trovare un pasto ed un letto, ogni sera, per la prossima settimana.

E la smania di vedere il più possibile. Conoscere posti e persone. La nebbia e la pioggia, forse il freddo.

Per la prossima settimana questo sito sarà incustodito, non fate danni e scusateci se non potremo rispondere alle email!

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